Donne over 65 e disturbi del pavimento pelvico.
Quali sono i rischi e come affrontarli.
Almeno il 30 per cento delle donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni soffre di disfunzioni del pavimento pelvico con sintomi più o meno evidenti, che possono evidenziarsi attraverso fastidi e sintomi anche invalidanti come l’incontinenza urinaria. La fascia di età più colpita da queste problematiche è quella delle donne anziane, in particolare quelle che hanno avuto più gravidanze, poiché nel tempo ciò può comportare un maggiore stress sui visceri pelvici. Abbiamo avuto l’opportunità di discutere di questo tema con la Dottoressa Monica Vitali, ostetrica, osteopata e consulente sessuale presso il Centro Italiano Pavimento Pelvico.
Perché è importante che il pavimento pelvico sia in salute? Con l’età che avanza quali sono i rischi che si corrono?
I rischi sono legati a problematiche che possono essere di vario tipo. Nella parte anteriore della statica pelvica, i principali disturbi sono: perdita di urina, minzione difficoltosa, necessità di urinare spesso, dolore alla vescica. Altri problemi legati alla parte centrale, invece, possono essere: dolori durante il ciclo mestruale, percezione di lassità pelvica, perdite e prurito vaginale. Infine, nella parte posteriore possiamo avere: dolore rettale, necessità di sforzarsi per scaricarsi, prurito e/o spasmo anale, incontinenza fecale. Altre problematiche possono essere di tipo sessuale: dolori durante i rapporti, scarsa lubrificazione, assenza di piacere durante l’atto sessuale, difficoltà a raggiungere un orgasmo, etc.
Sono tutti sintomi che devono essere affrontati e trattati senza cadere nelle giustificazioni date spesso alle pazienti (gravidanze, età, allattamento, stipsi, etc.). C’è spesso la tendenza di trovare “scuse” alla sintomatologia e purtroppo siamo ancora lontani dal parlare dell’argomento come andrebbe fatto anche se, per fortuna, il tema è già più trattato rispetto a qualche anno fa.
Oggi c’è più scambio di informazioni anche tra le donne stesse e, fortunatamente, c’è meno accettazione, nel senso che se è comprensibile che questo problema si presenti dal punto di vista fisiologico, non è accettabile che non venga cercata una soluzione per risolverlo.
Come si interviene?
Partendo dalle cose più semplici. È importante mantenere il ritmo sonno-veglia rispettando gli orari circadiani quindi, dormire almeno 6/7 ore a notte; seguire un’alimentazione sana ed equilibrata, facendo attenzione ai sintomi legati alla menopausa come osteoporosi, secchezza vaginale, vampate, insonnia e sbalzi d’umore: ecco quindi che mangiare bene e assumere integratori alimentari a base di vitamina D e di calcio può aiutare.
Contro ansia e stanchezza si raccomanda l’assunzione del magnesio, mentre gli acidi grassi a base di omega 3 controllano i trigliceridi nel sangue; si raccomanda poi una dieta equilibrata che privilegi il consumo di frutta e verdura, e chiaramente una limitazione del consumo di alcol (e del fumo). Questo è lo stile di vita raccomandato, accompagnato sempre da un’attività fisica regolare.
Ci sono poi degli specialisti, che possono essere ginecologi specializzati in menopausa in grado di dare buoni consigli nel periodo che precede la menopausa: dall’assunzione di rimedi naturali che possono essere fitoestrogenici o fitoprogestinici, come ad esempio la soia, la passiflora, la salvia, i semi di lino, il trifoglio rosso, alla terapia ormonale sostitutiva con o senza ormoni naturali.
E in presenza di sintomi più fastidiosi?
Con il calo estrogenico progestinico si ha un lieve cedimento dal punto di vista muscolare connettivale, e pertanto un’attivazione dell’incontinenza. Nel caso di quella che oggi viene definita la sindrome genito urinaria della menopausa, bisogna andare a stimolare l’attivazione volontaria dal punto di vista muscolare, aiutandosi anche con elettromedicali che rinforzino i muscoli.
Un ginecologo statunitense, Arnold Kegel, ideò una serie di esercizi per migliorare la tonicità del pavimento pelvico, ma oggi la tecnologia ci aiuta tantissimo a migliorare sia la componente muscolare sia connettivale. Faccio sempre l’esempio della carta da parati: quando scende, va riposizionata tirandola su (con l’attivazione muscolare), ma aggiungendo anche il collante (ossia il collagene). Come si fa? Stimolando il collagene con la radiofrequenza e veicolando la vitamina E, l’acido ialuronico o altri preparati galenici. Queste formulazioni, se applicate, ne viene assorbito il 30 per cento, se “veicolate” ne viene assorbito il 100%. Motivo per cui gli elettromedicali funzionano molto bene. In ogni caso qualsiasi terapia va personalizzata, sempre e soltanto su consulto del medico specialista.